Esistono tre tipologie di donne che fanno il mio stesso lavoro.

Il tipo 1 – donne mature, fanno la cameriera da anni, conoscono il lavoro nei minimi particolari, ci convivono bene,  non hanno problemi perché conciliano la vita lavorativa e quella privata in maniera esemplare.
Si dividono in due sottocategorie: le cameriere italiane, generalmente con famiglia, sbrigano il lavoro velocemente e corrono a casa perché c’è sempre qualcosa da fare. Figli, auto da portare dal meccanico, nipotame sparso. La peculiarità è che sono del posto, quindi per loro il lavoro di cameriera non ha propriamente le stesse caratteristiche di chi lascia casa per mesi.
Se single hanno una vita piuttosto ripetitiva, mettono da parte un gruzzoletto per la loro vecchiaia, sognano di comprare casa. Dopo averla acquistata cercano un’altra scusa per continuare a partire, raramente ammettono che ormai la loro vita è dentro gli Hotel, fuori la giungla.
Sottocategoria due: le cameriere straniere. Il comune denominatore è quello del guadagno a tutti i costi per poter stare lontane da casa il meno possibile (come dare loro torto?). Generalmente però sopraggiungono necessità su necessità, figli che studiano, computer, appartamenti che “se lo compro poi mi pagano l’affitto e sto a posto” ma poi uno non basta e grazie al cambio gli appartamenti si moltiplicano. Insomma, le stagioni che dovevano essere solo tre o quattro diventano anni.

Tipo 2 – Le studentesse che devono racimolare in fretta un po’ di soldini per pagarsi rate/computer/libri.
Non sanno tenere uno straccio in mano e continuano a ripetere: “Tanto questo non sarà il lavoro della mia vita” come scusante per ogni cosa che non sanno fare e che finisce per pesare sulle spalle della collega di turno che ha un unico pensiero:  “Sì, vabbè, ho capito, intanto è il tuo lavoro di Adesso, muoviti…”

Tipo 3 – Le sognatrici. Sono quelle che hanno in mente l’arte, la scrittura, la creatività. Sognano di fare un lavoro più sulle loro corde, hanno speranze. Finiscono per fare la cameriera per una stagione, spinte magari dai genitori che “mentre trovi il tuo lavoro ideale, prova”. Si convincono presto che un lavoro duro e pieno di amarezza non fa per loro, generalmente a metà stagione hanno già in mente una strategia per cambiare la propria vita e buttarsi in un lavoro rischioso ma amato. In questo, fare la Cameriera è come una prova. Ti spinge a chiederti se rischiare sia così tremendo. Dopo una stagione ti convinci di no.

Be’ in effetti esisterebbe anche un Tipo 4… Io

Che sarei dovuta essere un Tipo 3 ma, non so come, finirò per essere un Tipo 1, sottocategoria uno. Sola e senza abbastanza fiducia nelle proprie capacità per dare un calcio a questa vita e inventarsene un’altra di sana pianta.

Eppure dentro ho infiniti universi. Ho stelle che brillano e un cuore che palpita.

Uscire dal guscio, una volta per tutte.

Volare, osare farlo.

Miss Jane tz

Immagine di Courtney Brims

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