Tag

, , , ,

Dentro gli alberghi, come in ogni piccolo microcosmo che [non] si rispetti, ci sono delle gerarchie. Oltre a quelle dovute ad una naturale conseguenza di divisione del reparto ce ne sono altre dovute ad atteggiamenti, sentimenti, autoproclamazione.

In tutto questo spicca la figura dello chef. Durante la mia vita ho conosciuto chef bravissimi che con due spaghetti, un’acciuga e tre pomodorini ti facevano credere nella possibilità della rendenzione. Ho conosciuto chef che ciondolavano per la cucina tutto il giorno schiavizzando poveri cuochini in attesa del loro momento di ribalta. Ho visto volare schiaffi.
Ho asssistito al lento annegamento nell’alcool. Ne ho visti di grassi, di magri, di assolutamente antipatici e di affascinanti.

Ma una cosa li accomuna tutti quanti.

E’ la loro capacità di camminare senza posare i piedi sulla nostra umile terra. Loro non camminano, levitano.
Una facoltà che i Fisici devono ancora studiare bene.
Uno chef ha uno stipendio che mediamente va dalle tre alle dieci volte quello di una cameriera. La sua volontà all’interno di un Hotel incontra pari reazioni a quelle delle Tavole della Legge. Scontenta molti, tutti la seguono. I direttori hanno fare servile e coccolano lo chef come fosse una sorta di Joffrey Baratheon di bianco vestito.
Lo chef non mette il cibo sul piatto, lo adagia. E non sopra qualche altro cibo, no. Su un letto di.
Be’ non posso dire che non ci siano chef di grandissimo talento, sembrerei invidiosa o stupida. No, lo ammetto, ci sono cibi che ti rimettono al mondo.
Ciò che contesto è che ci siano persone che considerino se stesse tenendo conto di un solo particolare. In questo caso la bellezza e la bontà di un cibo.

Quando mi capitano personaggi del genere io sorrido sempre. Perché mi fanno pensare a quelle scenografie dei vecchi film western, quelle dove la main street era perfetta, con l’ufficio postale, la banca, vari saloon. Ma se, appena finito di girare, si guardava dietro gli edifici, si scopriva che erano tutte sagome sostenute da qualche tavola messa di sbieco. Ecco, io degli chef penso questo, che si fermino alla facciata e facciano la coda di pavone per un qualcosa che, oddio, non so bene come dire, non finisce lì.

Cioè, il cibo è cibo. La sua funzione principale è quella di nutrire. Il nostro corpo non lo sa che ciò che mandiamo giù è stato cucinato in un Hotel dove il grande chef urla al microfono le comande chiamando i nostri piatti e bacchettando i camerieri che non sono abbastanza veloci. Il nostro corpo riceve il cibo, se ne frega se è stato adagiato su un letto di carciofi e cerca di trasformarlo in energia. Lo riceve e fa il suo dovere.

Perché parlavo di scenografie da film western?

Perché l’altra faccia della medaglia, il seguito che nessuno vuole mai vedere, è che il cibo – bello, brutto, da gourmet, adagiato o schiaffato sul piatto – prende una via in ogni caso. E quando vedo uno chef passarmi accanto con aria superiore, senza che nemmeno mi degni di uno sguardo, “salutare una cameriera? nossignore, giammai mi abbasserei a tanto!” penso sempre che il frutto del suo lavoro, quello per cui ha speso anni di sacrifici, quello per cui la notte sogna stelle o cucchiai su una Guida Rossa io, la mattina dopo, lo sfrego dai cessi.

La main street non appare poi così affascinante, no?

Miss Jane tz

Annunci