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Ad un mese dalla fine.
Kg. 55
Ultimo giorno di riposo avuto: un mese fa. Cioè circa 290 ore di lavoro sulle spalle.

Ho aperto questo blog perché sentivo il bisogno di fare chiarezza, in me.
E quando ho bisogno di fare chiarezza scrivo.
Che siano liste di pro e contro – infinite volte redatte e seguite alla lettera – o semplici pensieri. Che siano storie o lettere. Messaggi, email, segni sulla terra.
Scrivo e lentamente si fa chiarezza,
scrivo e ciò che dentro mi tormenta si fa fluido e trova una via.
Prima di scrivere schiere di pensieri mi devastano e mi ruotano attorno, pungono e spintonano per farsi spazio. Prima di scrivere intere ore di silenzio,
e piatti doccia puliti.
Silenzio e letti rifatti.
Silenzio e porte chiuse e riaperte, schiena china su miriadi di piccoli oggetti da raccogliere.
Silenzio e una lucina, dentro me, che fievole resta ferma al suo posto. Le correnti provocate dal vortice dei miei pensieri non la smuovono. Aspetta e timida non si mostra. Ma c’è e saperlo mi conforta. Saperlo mi dà forza.
Prima di scrivere smisto le intenzioni, sottopongo ad esame i timori, valuto le condizioni della mia anima. Metto tutti in fila, li sistemo per bene come bambini pronti ad uscire da scuola. E poi, proprio come i bambini quando si varca la porta, sciamano urlanti e incasinati. C’è quello che fa lo sgambetto al compagno più debole, c’è l’altro che corre come se fosse stato in prigione, uno si ripara fra le braccia di qualcuno che lo aspetta, l’altro non si rende conto di cosa stia succedendo, distratto da qualcosa che lo attrae. Infine, quando ho finito di scrivere, quando ho dato fondo a tutte le parole, svuotato mente e cuore, eccola lì che ancora, seppur debolmente, lei continua a brillare.
La mia piccola luce. Quella che mi fa capire che speranza esiste ancora. Che lottare si può e si deve. Che nulla è perduto ma niente arriva senza rischio, senza un salto folle verso il vuoto.

Così, oggi, nuovamente scrivo.
Mi chiedo se sia arrivato il momento da troppo tempo rimandato. Quello del “mollo tutto e via”, quello del buttarsi a capofitto, del lasciare indietro una strada troppe volte percorsa, con troppo dolore percorsa, lasciando i bivi e i crocicchi senza aver avuto il coraggio di deviare.
Quella lucina, quel barlume, è lì e io non ho più voglia di lasciarlo esposto alle intemperie dei miei dubbi. Voglio prendermene cura, farla brillare e piano piano lasciare che illumini il mio cammino. Che d’ora in poi andrà in un’altra direzione. Non so quale sia, non so di cosa io sia capace oltre che pulire, lustrare, portare ordine. Non so se le mie mani possano ricordare antiche competenze, sappiano impararne di nuove. Non so se la mia mente possa ospitare idee e mettere in pratica qualche bizzarro desiderio.
So che sono stanca.
Stanca di fare un lavoro che mi tiene lontana da casa per troppo tempo. Stanca di non provare, di non rischiare. Ho deciso che ora che i miei pensieri li posso lasciare liberi, ora che buttando via timori e rimpianti si è fatto spazio, potrò guardarmi dentro, potrò togliere la polvere a vecchie conoscenze, rispolverare nozioni, mettere alla prova i sogni.
Fra un mese chiuderò questo blog e inizierò a mettere in atto la mia vita.

I’m gonna let it shine.
Leti it shine,
let it shine,
let it shine…

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